Che cosa sono le artiterapie?

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“Tutto ciò che è conosciuto o sperimentato per mezzo delle immagini
e dei successivi processi cognitivi
tende a diventare una parte dell’individuo
che lo conosce e lo sperimenta”
(Arieti)

Le artiterapie si collocano nello stesso campo di tensione delle altre terapie, quello che le differenzia è l’utilizzo dichiarato delle tecniche non verbali, che diventano mediatrici e modulatrici della relazione terapeutica.
In realtà tutte le terapie possono ritenersi non verbali, in quanto implicano l’uso della mimica, della postura, della modulazione della voce e dell’espressione del volto. Inoltre i loro contenuti si dispiegano comunque come immagini, anche se narrate, esse sono infatti drammatizzazioni di situazioni fantasmatiche inconsce, vicine al linguaggio dei sogni.

Questo flusso di materiale inconscio, trova solo successivamente con l’interpretazione e quindi con l’uso della parola, una sua simbolizzazione, ovvero una forma che contiene e che offre un controllo sull’inconscio, e che dopo ancora diviene informazione razionale.
Il punto di forza delle artiterapie è nell’offrire uno strumento di espressione che non investa immediatamente il soggetto di emozioni non gestibili, o incoffessabili, ma che, attraverso il mediatore artistico, consenta una graduale espressione di se e quindi di contenere in maniera non traumatica, ma concreta e tangibile, l’espressività più disorganizzata, dando espressione pubblica, ma accettabile, anche a contenuti angoscianti o sgradevoli. Inoltre il lavorare in gruppo consente di condividere questi contenuti, movendosi in un setting che prevede ampie interazioni informali.

La creatività

La personalità umana è caratterizzata da una qualità peculiare ed unica, la creatività. Questa qualità, consiste nella capacità di vedere ciò che non esiste ancora, di immaginare soluzioni nuove combinando conoscenze acquisite, ovvero di miscelare elementi conosciuti creandone di nuovi, e quindi l’evoluzione dell’uomo deve tutto a questa caratteristica.

In tutti i campi del sapere, si trovano tracce della creatività, nel campo scientifico, artistico, filosofico, l’uomo compie balzi evolutivi grazie ad alcuni rappresentanti più dotati, i quali condividendo le nuove conoscenze, si trascinano dietro il resto dell’umanità, che spesso non è pronta per comprendere ciò che una mente illuminata riesce a vedere.

Ma anche nell’uomo comune c’è creatività, e questa capacità gli permette di risolvere i problemi quotidiani in maniera originale, gli permette di immaginare e sognare.

La capacità creativa dell’uomo è una qualità innata, ma la sua possibilità di manifestarsi pienamente, dipende dallo sviluppo della sua personalità, da quanto esso sia stato favorito o inibito. Seguendo il pensiero di Winnicott, risulta abbastanza evidente che le qualità “creative” si affinano nello spazio che si crea nel rapporto tra il bambino e la madre.

Questo spazio di transizione si pone come paradosso che deve essere accettato come tale, la sua risoluzione, infatti, porta alla costruzione di un falso sé, mentre la vera personalità resta nell’ombra, in attesa di essere risvegliata.

Analizzando gli aspetti che possono nell’età adulta ricreare le condizioni favorevoli al recupero delle potenzialità creative, intese come integrazione delle varie componenti inespresse della personalità, si passano in rassegna varie tecniche, tra le quali in particolare le arti figurative.

Infatti l’uso di materiale informe, consente il passaggio dal processo primario, a quello secondario, rendendo possibile una sintesi creativa tra i due processi, sintesi che può tradursi, non solo nella creazione artistica, ma soprattutto in aumento della consapevolezza di sé.

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Il processo creativo

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La psicanalisi non è riuscita a spiegare la creatività, perdendo di vista l’argomento principale, cioè l’impulso creativo in se stesso. Freud ha affrontato il problema della creatività, ponendola in relazione con la nevrosi, egli ritiene che entrambe abbiano origine da conflitti che derivano da pulsioni biologiche fondamentali, ovvero che rappresentino tentativi di risolvere profondi conflitti.

Il suo concetto di sublimazione, infatti, indica la deviazione dell’energia sessuale verso altre mete, come quelle creative, pertanto la persona creativa, sarebbe per Freud un individuo frustrato.
Egli si sofferma a descrivere il processo primario come funzionamento della psiche nella sua parte inconscia, distinguendolo dal processo secondario che è quello del funzionamento della mente cosciente. I meccanismi del processo primario sono tipici nelle psicosi e inoltre riguardano anche il processo creativo combinate con i meccanismi del processo secondario.
Arieti propone il concetto di “processo terziario”,  per indicare questa particolare combinazione di meccanismi tra processo primario e secondario:
“Il processo terziario, con forme e meccanismi specifici, amalgama i due mondi della mente e della materia, e, in molti casi, il razionale con l’irrazionale. Invece di rifiutare ciò che è primitivo…la mente creativa lo integra con i processi logici normali in ciò che sembra una sintesi magica dalla quale emerge il nuovo, l’inaspettato e l’auspicabile”.
(Arieti S. Creatività, la sintesi magica Ed. Il pensiero scientifico 1979)
Una applicazione del tipo di analisi descritta si può fare prendendo spunto dalle opere di S.Dalì, l’artista ha infatti una grande facilità ad entrare in contatto con il suo processo primario (contenuti inconsci) ma egli conserva anche un forte contatto con il suo processo secondario che è in grado di controllare quello primario, dando una dimensione di estrema realtà e precisione ad un contenuto caotico e informe, dove realtà e assurdità si fondono per dare luogo alla creazione artistica che alla fine è sintesi dei due processi descritti.
Molti autori hanno cercato di definire la creatività, ma le difficoltà maggiori sono forse dovute ai diversi significati che vengono attribuiti al concetto di “persona creativa” ritengo questo concetto molto affine all’idea delle persone che realizzano se stesse, ovvero come capacità di espansione delle proprie potenzialità e che rientra nella descrizione della teoria di Maslow della “gerarchia dei bisogni” , che va dal bisogno di nutrizione alla piena attuazione delle potenzialità e delle libertà di sperimentarsi, inoltre sono d’accordo con la definizione di Barron che afferma:
L’intelletto creativo è quello che è pronto ad abbandonare le classificazioni conosciute dal passato e ad accettare nella sua forma più completa la proposizione che la vita ..…è colma di possibilità sconosciute e può essere il veicolo per trasformazioni senza precedenti”.
Chiara Miranda