La nostra salute mentale e fisica può prosperare solo quando il nostro sistema nervoso autonomo si trova all’interno di uno stato di sicurezza.
Porges
Lo stato di sicurezza si crea nel neonato grazie all’attaccamento materno che è il primo rifugio, la prima base sicura nella quale il neonato può rifugiarsi, resterà per sempre dentro di lui un luogo, un riparo da tutte le controversie e i pericoli che dovrà affrontare crescendo.Il principio fondamentale della teoria polivagale di Porges è che il cervello è un organo sociale ed esso non richiede consapevolezza cosciente per rispondere in modo appropriato e reciproco ai segnali di coinvolgimento sociale, per attivare il sistema di coinvolgimento sociale però necessitiamo di sperimentare sicurezza nell’ambiente in cui viviamo.
La teoria polivagale sottolinea che la sicurezza è definita dal sentirsi al sicuro e non semplicemente dalla rimozione della minaccia.
Gli indizi di sicurezza devono essere disponibili e rilevanti tramite la neurocezione, quindi Il sistema nervoso autonomo non può essere in uno stato che supporta la difesa.Il sistema di coinvolgimento sociale deve essere attivato per ridurre l’attivazione simpatica e contenere funzionalmente il sistema nervoso simpatico e il circuito vagale dorsale entro una gamma ottimale (omeostasi) che sosterrebbe la salute, la crescita e il ristoro.
Stephen W. Porges , Sicurezza polivagale. Giovanni Fioriti Editore, pag.10
S. Grof C. Grof – Respirazione olotropica, teoria e pratica- Nuove prospettive in terapia e nell’esplorazione del sé – edizione Urra.
La respirazione olotropica è una tecnica psicoterapeutica che lavora, grazie al respiro, sui blocchi energetici del nostro corpo.
E’ particolarmente efficace nei casi di disturbi psicosomatici, ovvero quei disturbi che attraverso sintomi corporei, ci esprimono un disagio emotivo che non trova espressione consapevole e che non può essere espresso in una terapia verbale.
Molte persone possono sentire dolori muscolari, nevralgie, infiammazioni al colon, disturbi gastrici, attacchi di panico e stati ansiosi non definiti, disturbi vari che quando si va ad approfondire con esami diagnostici, non trovano alcuna spiegazione.
La Respirazione olotropica combina e integra elementi provenienti dalla psicologia del profondo, dalla moderna ricerca sulla coscienza, dalla psicologia transpersonale, dalle filosofie spirituali orientali .
Pur differenziandosi dalle forme tradizionali di psicoterapia, ha delle caratteristiche in comune con le terapie esperienziali della psicologia umanistica come ad esempio le tecniche della Gestalt e della bioenergetica, centrate sulla espressione diretta delle emozioni e sul lavoro corporeo.
Ma il punto di forza di questa terapia è quello di sfruttare il potenziale terapeutico degli stati di coscienza non ordinari, che vengono innescati con un uso consapevole della respirazione, senza la necessità di fare uso di sostanze psicoattive.
Nel nostro stato di coscienza di tutti i giorni, noi ci identifichiamo soltanto con una piccola parte di chi siamo realmente, gli stati di coscienza olotropici ci consentono di sperimentare parti di noi sconosciute e quindi di integrarle grazie alla relazione terapeutica, la presenza dello psicoterapeuta è indispensabile per contenere le emozioni e consentire al paziente l’integrazione dei contenuti espressi, la guarigione, infatti, si può intendere come un movimento verso la completezza.
A livello superficiale, le sedute di Respirazione olotropica coinvolgono tutti i meccanismi terapeutici conosciuti nella psicoterapia verbale, ma grazie allo stato non ordinario di coscienza, questi vengono esaltati ed amplificati, infatti si abbassano le difese psicologiche e le resistenze in modo da lasciare emergere ricordi ed eventi del passato, che possono così essere elaborati nella relazione terapeutica.
L’uso del respiro consente di far emergere contenuti traumatici rimossi in quanto essi sono strettamente legati al corpo, è possibile quindi una rievocazione completa, infatti gli eventi vengono non solo ricordati ma anche rivissuti nel qui ed ora.
Quando un ricordo traumatico arriva a livello della coscienza, le persone non rivivono semplicemente l’evento originario, ma lo sperimentano consciamente e pienamente per la prima volta, questo permette loro di raggiungere una sensazione di completamento e di integrazione.
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