Che cosa sono le artiterapie?

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“Tutto ciò che è conosciuto o sperimentato per mezzo delle immagini
e dei successivi processi cognitivi
tende a diventare una parte dell’individuo
che lo conosce e lo sperimenta”
(Arieti)

Le artiterapie si collocano nello stesso campo di tensione delle altre terapie, quello che le differenzia è l’utilizzo dichiarato delle tecniche non verbali, che diventano mediatrici e modulatrici della relazione terapeutica.
In realtà tutte le terapie possono ritenersi non verbali, in quanto implicano l’uso della mimica, della postura, della modulazione della voce e dell’espressione del volto. Inoltre i loro contenuti si dispiegano comunque come immagini, anche se narrate, esse sono infatti drammatizzazioni di situazioni fantasmatiche inconsce, vicine al linguaggio dei sogni.

Questo flusso di materiale inconscio, trova solo successivamente con l’interpretazione e quindi con l’uso della parola, una sua simbolizzazione, ovvero una forma che contiene e che offre un controllo sull’inconscio, e che dopo ancora diviene informazione razionale.
Il punto di forza delle artiterapie è nell’offrire uno strumento di espressione che non investa immediatamente il soggetto di emozioni non gestibili, o incoffessabili, ma che, attraverso il mediatore artistico, consenta una graduale espressione di se e quindi di contenere in maniera non traumatica, ma concreta e tangibile, l’espressività più disorganizzata, dando espressione pubblica, ma accettabile, anche a contenuti angoscianti o sgradevoli. Inoltre il lavorare in gruppo consente di condividere questi contenuti, movendosi in un setting che prevede ampie interazioni informali.

Cambio strada

Cammino per la strada.
C’è un buco profondo nel marciapiede.

Ci cado dentro. Sono perduta, sono disperata.

Non è colpa mia.

Ci vorrà un’eternità per uscirne.

Cammino per la stessa strada.
C’è un buco nel marciapiede.

Fingo di non vederlo e ci cado dentro di nuovo.

Non posso credere di essere allo stesso posto.

Ma non è colpa mia.

Ci vorrà molto tempo per uscirne.

Cammino per la stessa strada.
C’è un buco nel marciapiede.

Lo vedo.

Ci cado dentro è un’abitudine.

I miei occhi sono aperti,

so dove sono.

E’ colpa mia .

Ne esco immediatamente.

Cammino per la stessa strada.
C’è un buco  nel marciapiede.

Ci giro intorno.

Cambio strada.
www.jennamartinphotography.com

Poesia di Portia Nelson, tratto da Il libro tibetano del vivere e morire- Ubaldini,  Roma